Η υπέροχη γλώσσα: 9 λόγοι για να αγαπήσεις τα αρχαία ελληνικά → La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco (Andrea Marcolongo)

spiros

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Andrea Marcolongo «Η υπέροχη γλώσσα: 9 λόγοι για να αγαπήσεις τα αρχαία ελληνικά» (εκδόσεις Πατάκη, μετάφραση Αννα Παπασταύρου). Στην αναφορά της στα πολυθεματικά ρήματα (σελίδα 48), η συγγραφέας επιλέγει τα ποικίλα θέματα του ρήματος «ορώ» (κοιτάζω τώρα) για να καταδείξει πώς μέσω αυτών οι αρχαίοι Ελληνες αντιλαμβάνονταν τον κόσμο. Μετά το «όψομαι» (έχω πρόθεση να κοιτάξω, θα κοιτάξω) και το «είδον» (είδα) η Marcolongo φτάνοντας στο «οίδα» σημειώνει: «Οίδα, «ξέρω»- γιατί κοίταξα προσεκτικά και τώρα ξέρω, τελεία». Και στη συνέχεια δεν κρατιέται να μη σχολιάσει σε παρένθεση: «Υπέροχο ε; Αν αυτή η προσέγγιση στη γνώση εφαρμοζόταν τώρα που όλοι μιλούν για τα πάντα χωρίς να έχουν δει τίποτα και επομένως χωρίς να γνωρίζουν τίποτα, ο κόσμος θα ήταν κατά τη γνώμη μου απίστευτα καλύτερος».
Εν οίδα… | in.gr

Scegliamo perciò il più irregolare di tutti, ὁράω, e limitiamoci per un attimo a guardare il suo paradigma schierato come sulla pagina di un qualunque manuale scolastico – presente, futuro, aoristo, perfetto, aoristo passivo: ὁράω, ὄψομαι, εἶδον, οἶδα, ὤφθην.

Ironia non casuale, ὁράω proprio questo vuol dire, ‘guardare con gli occhi’. Perciò, guardate con gli occhi ben aperti. L’avete guardato bene? Non serve saper leggere il greco. Ponete pure che sia giapponese. Trovate una sola parola che assomiglia minimamente a un’altra? Certo che no. Bene. Anzi, benissimo.

Provate ora a fare un salto nel tempo – quello vero, quello della storia grande. Se vi ritrovaste nell’agorà di Atene e vi venisse in mente di fermare il primo che passa per chiedergli: “Cortesemente, per Zeus, mi spiegherebbe il paradigma di ὁράω?”, be’, scommetto che il tizio vi prenderebbe per pazzi o, peggio, per barbari e finireste ai lavori forzati o venduti come schiavi al mercato nel giro di pochi minuti.

A ciascuno di questi temi corrisponde un significato tanto diverso da essere utilizzato indipendentemente l’uno dall’altro, e non importava a nessuno che οἶδα venisse da ὁράω: quello importa alle nostre grammatiche. Esattamente quanto importa a noi che le parole italiane pazienza, pazzia e passione vengono dalla stessa radice: il commento del 99% della popolazione interrogata in merito sarebbe, nella migliore e più garbata delle ipotesi: “e allora? Che m’importa?”.

Sempre tenendo a mente che lo scopo della lingua è farsi capire, vediamo cosa capivano i Greci dei vari temi di ὁράω:

— ὁράω, ‘sto guardando’ – una mela, una bella donna, il cielo, una tragedia, quello che mi va
— ὄψομαι, ‘ho intenzione di guardare, guarderò’ – per cosa guardare, vedi sopra o guardati attorno
— εἶδον, ‘guardo’
— οἶδα, ‘so’ – perché ho guardato attentamente ed ora so, punto. (Bellissimo, no? Se questo approccio alla conoscenza venisse applicato ora quando tutti parlano di tutto senza aver visto nulla, e quindi senza sapere niente, il mondo sarebbe a mio parere infinitamente migliore.)
— ὤφθην, sono guardato – e qualcuno poi saprà.

Andrea Marcolongo, La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, p.18-19
« Last Edit: 08 Jun, 2022, 20:36:55 by spiros »


 

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